Guida · Idraulica

Termosifoni freddi in basso: il lavaggio dell’impianto

Se il radiatore è freddo in alto, c’è aria e basta sfiatare. Se è freddo in basso, il problema è opposto: sul fondo si sono accumulati fanghi che nessuno sfiato potrà togliere.

  • 7 minuti di lettura
  • Aggiornato il 13 settembre 2026
Silvano, tecnico di pronto intervento a Torino
SilvanoIl tuo tecnico di fiducia a Torino
Indice dei contenuti
  1. Come riconoscere i fanghi
  2. Aria o fanghi: la differenza
  3. Da dove vengono i fanghi
  4. Come si esegue il lavaggio
  5. Il filtro defangatore magnetico
  6. Perché conviene
  7. Il bilanciamento dopo il lavaggio
  8. Quando farlo
  9. Cosa non fare
  10. Preventivo: come funziona
  11. Domande frequenti

Un termosifone caldo in alto e freddo in basso contiene fanghi, soprattutto ossidi di ferro prodotti dalla corrosione interna. La soluzione è il lavaggio dell’impianto: un prodotto risanante fatto circolare nel circuito, un risciacquo accurato, il riempimento con un inibitore protettivo e, idealmente, l’installazione di un filtro defangatore magnetico sul ritorno della caldaia.

L’impianto di riscaldamento è un circuito chiuso: la stessa acqua circola per anni tra caldaia, tubazioni e radiatori. In teoria dovrebbe restare pulita. In pratica, con il tempo, si arricchisce di ossidi, calcare, residui di lavorazione e, negli impianti a pavimento, anche di depositi organici.

Tutto questo materiale, più pesante dell’acqua, si deposita nei punti bassi e dove l’acqua rallenta: il fondo dei radiatori.

Come riconoscere i fanghi

  • Radiatori caldi in alto e freddi in basso, o freddi al centro.
  • Acqua nera o marrone scuro che esce dalla valvolina di sfiato.
  • Radiatori lontani dalla caldaia che scaldano sempre meno.
  • Caldaia rumorosa, con fischi, gorgoglii o un rumore simile a un bollitore ("kettling"): lo scambiatore si surriscalda localmente perché l’acqua non circola bene.
  • Blocchi della caldaia per sovratemperatura.
  • Pompa di circolazione che si guasta o si blocca.
  • Consumi di gas in aumento a parità di comfort.
  • Valvole termostatiche che si bloccano spesso.

Negli impianti a pavimento, i segnali sono zone del pavimento più fredde, tempi di messa a regime lunghissimi e circuiti che non si riscaldano.

Aria o fanghi: la differenza

SintomoCausa probabileSoluzione
Freddo in alto, caldo in bassoAriaSfiato del radiatore
Caldo in alto, freddo in bassoFanghi depositatiLavaggio dell’impianto
Freddo al centroFanghi o circolazione insufficienteLavaggio e bilanciamento
Completamente freddo, tubo caldoValvola chiusa o bloccataSblocco o sostituzione valvola
Completamente freddo, tubi freddiCircolazione, zone, bilanciamentoVerifica dell’impianto

Se il tuo radiatore è freddo in alto, la guida giusta è quella sullo sfiato dei termosifoni.

Da dove vengono i fanghi

La corrosione

È la causa principale. I radiatori in acciaio e le tubazioni in ferro reagiscono con l’ossigeno presente nell’acqua e formano ossidi. La magnetite, un ossido di ferro nero, è il componente principale dei fanghi: è abrasiva, pesante e attratta dai campi magnetici.

L’ossigeno che entra

Un impianto perfettamente chiuso, dopo il primo riempimento, consuma l’ossigeno disciolto e la corrosione rallenta. Ma l’ossigeno rientra:

  • a ogni ricarica della caldaia con acqua nuova, e le ricariche frequenti indicano una perdita (caldaia che perde pressione);
  • attraverso le tubazioni plastiche non barrierate, soprattutto negli impianti a pavimento meno recenti;
  • da microperdite e valvole di sfiato difettose;
  • dopo svuotamenti per lavori.

Metalli diversi

Impianti con radiatori in alluminio, tubi in rame e componenti in acciaio possono dar luogo a fenomeni di corrosione galvanica, se l’acqua non è trattata.

Il calcare

Nelle zone con acqua dura, il calcare si deposita soprattutto nello scambiatore della caldaia, dove la temperatura è più alta.

I residui di installazione

Negli impianti nuovi o ristrutturati: residui di saldatura, trucioli, oli, paste sigillanti. Per questo le norme tecniche prevedono un lavaggio anche prima della messa in funzione di un impianto nuovo o dopo la sostituzione della caldaia.

Come si esegue il lavaggio

Esistono diversi metodi, scelti in base allo stato dell’impianto, al tipo di caldaia e al tempo disponibile.

Lavaggio con risanante in circolazione

  1. Aggiunta di un prodotto risanante specifico nel circuito, compatibile con i materiali dell’impianto.
  2. Funzionamento dell’impianto per il periodo indicato dal produttore del prodotto: da alcune ore ad alcune settimane, secondo la formulazione. I prodotti a lenta azione possono lavorare con l’impianto in esercizio.
  3. Svuotamento completo dell’impianto.
  4. Risciacquo con acqua pulita, ripetuto finché l’acqua non esce chiara.

Lavaggio dinamico a circolazione forzata

Si utilizza una pompa esterna collegata all’impianto, che fa circolare l’acqua con il prodotto a velocità elevata e, in molti casi, con inversione del flusso. Si lavora un radiatore o una zona alla volta, chiudendo gli altri, per concentrare la portata.

È il metodo più efficace sugli impianti molto sporchi, e permette di vedere l’acqua sporca uscire e schiarirsi.

Lavaggio degli impianti a pavimento

Si interviene circuito per circuito dal collettore, con portate elevate e prodotti specifici. In presenza di fanghi biologici (una patina gelatinosa tipica di alcuni impianti a bassa temperatura) servono prodotti biocidi dedicati.

Dopo il lavaggio: la protezione

Il passaggio che molti saltano, e che invece fa la differenza:

  • riempimento con acqua, eventualmente trattata secondo la durezza;
  • aggiunta di un inibitore protettivo, che riduce la corrosione e la formazione di nuovi depositi;
  • sfiato accurato di tutti i radiatori;
  • verifica della pressione e del vaso di espansione;
  • controllo della concentrazione dell’inibitore, da ripetere periodicamente.

Il filtro defangatore magnetico

Il defangatore è un filtro installato sul ritorno verso la caldaia. Rallenta l’acqua e, grazie a un magnete, cattura la magnetite e le altre particelle prima che raggiungano la caldaia.

Si pulisce periodicamente con un’operazione semplice, spesso in occasione della manutenzione annuale.

È un componente che consigliamo sempre, e in particolare:

  • dopo un lavaggio, per catturare i residui che si staccano nei mesi successivi;
  • quando si installa una caldaia nuova, che ha scambiatori con passaggi stretti e sensibili ai fanghi;
  • sugli impianti datati con radiatori in acciaio.

Le norme tecniche sul trattamento dell’acqua negli impianti termici e i requisiti per l’installazione dei generatori prevedono, in molti casi, proprio trattamenti dell’acqua e filtri di protezione: il tecnico che installa o manutiene la caldaia sa indicarti cosa è richiesto per il tuo impianto.

Perché conviene

Più calore dai radiatori: un radiatore pieno di fanghi per un terzo cede molto meno calore.

Meno consumi: la caldaia raggiunge la temperatura in meno tempo e con cicli più regolari.

Caldaia protetta: i fanghi sono la prima causa di intasamento degli scambiatori e di guasto delle pompe. Una sostituzione dello scambiatore costa molto più di un lavaggio.

Meno rumori e meno blocchi.

Valvole termostatiche che funzionano correttamente.

Il bilanciamento dopo il lavaggio

Un impianto appena lavato scalda meglio, ma non sempre in modo uniforme. Spesso, dopo anni di fanghi, i radiatori più vicini alla caldaia sono stati "compensati" aprendo al massimo i detentori di quelli lontani, o chiudendo a metà quelli vicini. Con l’impianto pulito, quelle regolazioni non sono più corrette.

Il bilanciamento idraulico consiste nel regolare i detentori (le valvole sul lato opposto a quella di comando, spesso coperte da un cappuccio) in modo che ogni radiatore riceva la portata d’acqua adeguata alla sua potenza e alla sua distanza dalla caldaia.

I segnali di un impianto sbilanciato:

  • i radiatori vicini alla caldaia diventano bollenti in pochi minuti, quelli lontani restano tiepidi;
  • alcune stanze superano la temperatura impostata, altre non la raggiungono mai;
  • si sentono fruscii o sibili nelle valvole più aperte;
  • la caldaia fa cicli brevi di accensione e spegnimento.

Un bilanciamento eseguito con metodo (misurando le temperature di mandata e ritorno dei radiatori) migliora il comfort e riduce i consumi, soprattutto se abbinato alle valvole termostatiche. Negli impianti con valvole termostatiche di nuova generazione, alcune hanno una preregolazione integrata che semplifica l’operazione.

È un intervento che conviene chiedere al tecnico nella stessa occasione del lavaggio: l’impianto è già svuotato, riempito e sotto osservazione, e il costo aggiuntivo è contenuto.

Quando farlo

  • Quando compaiono i sintomi descritti sopra.
  • Prima di installare una caldaia nuova su un impianto esistente: installare una caldaia nuova su un impianto sporco significa accorciarne la vita.
  • Dopo lavori importanti sull’impianto.
  • Su impianti mai trattati con più di 10-15 anni.

Cosa non fare

  • Non versare prodotti a caso nel circuito: devono essere compatibili con i materiali e con la caldaia, e usati alle concentrazioni corrette.
  • Non lasciare il risanante nell’impianto oltre i tempi previsti.
  • Non lavare senza risciacquare: i residui del prodotto e i fanghi staccati tornano in circolo.
  • Non dimenticare l’inibitore al riempimento.
  • Non ricaricare continuamente l’impianto senza cercare la perdita.

Preventivo: come funziona

Il costo dipende da cosa trova il tecnico, dai materiali necessari e dall’orario dell’intervento. Chiamaci o mandaci un messaggio su WhatsApp con una foto del problema: ti spieghiamo come procedere prima di intervenire.

Tra i lavori che eseguiamo più spesso per questo problema:

  • Lavaggio chimico impianto appartamento
  • Lavaggio dinamico con pompa esterna
  • Lavaggio circuiti a pavimento
  • Filtro defangatore magnetico installato
  • Inibitore protettivo (prodotto)

Per approfondire il servizio: manutenzione dell’impianto.

Domande frequenti

Posso lavare io i termosifoni smontandoli?

Tecnicamente un radiatore si può smontare e lavare, ma richiede la chiusura delle valvole, lo svuotamento, la sostituzione delle guarnizioni e poi il riempimento e lo sfiato dell’impianto. Non risolve i fanghi nel resto del circuito.

Il lavaggio può provocare perdite?

Su impianti molto datati, rimuovendo i depositi possono emergere microperdite che i fanghi tenevano chiuse. Un tecnico esperto valuta lo stato dell’impianto prima di scegliere il metodo.

Ogni quanto va lavato l’impianto?

Non esiste una cadenza fissa: con un defangatore, un inibitore e senza perdite, un impianto può restare pulito per molti anni. La verifica dell’inibitore e la pulizia del filtro vanno invece fatte periodicamente.

L’acqua nera dallo sfiato è pericolosa?

Non per le persone, ma è il segnale di corrosione in corso e di fanghi nell’impianto. Conviene intervenire.

Il defangatore sostituisce il lavaggio?

No: cattura le particelle in circolazione, ma non rimuove i fanghi già depositati nei radiatori. Lavaggio e defangatore sono complementari.

Con la caldaia nuova serve comunque il lavaggio?

Sì, è fortemente consigliato: i fanghi dell’impianto esistente finirebbero nello scambiatore della caldaia nuova, compromettendone rendimento e durata.

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