Indice dei contenuti
- Quanto assorbe un piano a induzione
- Verifica 1: la potenza del contratto
- Verifica 2: la linea
- Verifica 3: il differenziale
- Verifica 4: quadro e montante
- Come si svolge il lavoro, in pratica
- Il gas va chiuso correttamente
- Pentole e altri dettagli pratici
- Le situazioni che vediamo più spesso
- Come richiedere un preventivo
- Domande frequenti
Un piano a induzione può assorbire, alla massima potenza, dai 3 a oltre 7 kW. Per usarlo senza problemi servono una linea dedicata dal quadro con cavo di sezione adeguata e protezioni coordinate, un differenziale adatto agli apparecchi con elettronica e una potenza del contratto compatibile. Molti piani permettono di limitare la potenza: con un contratto da 3 kW è quasi sempre necessario farlo. La presa della vecchia cucina a gas, pensata per l’accensione elettronica, non è adatta.
Chi passa dalla cucina a gas all’induzione scopre spesso che il vero lavoro non è in cucina, ma nel quadro elettrico. Il piano a induzione non è un elettrodomestico come gli altri: ha bisogno di un collegamento pensato per lui.
Quanto assorbe un piano a induzione
La potenza massima dipende dal numero e dalla dimensione delle zone di cottura:
| Tipo di piano | Potenza massima indicativa |
|---|---|
| 2 zone | 3.000 – 3.700 W |
| 3 zone | 5.000 – 7.000 W |
| 4 zone | 6.500 – 7.400 W |
| Piani con zone flessibili o grandi | fino a 7.400 W e oltre |
Questi valori si raggiungono però solo quando più zone lavorano insieme alla potenza massima, o con la funzione booster. Nella cottura quotidiana l’assorbimento medio è molto più basso, perché le zone si accendono e si spengono per mantenere la temperatura.
Il problema non è quindi il consumo, ma il picco: il momento in cui, con la pasta sul fuoco grande al massimo e il sugo sul secondo, il piano chiede tutta la potenza disponibile.
Verifica 1: la potenza del contratto
Con un contratto da 3 kW (3,3 kW disponibili), un piano a induzione alla massima potenza fa staccare il contatore, soprattutto se nello stesso momento funzionano forno, lavastoviglie o scaldabagno (contatore da 3 o 4,5 kW).
Le strade possibili:
- limitare la potenza del piano, una funzione presente su molti modelli;
- aumentare la potenza del contratto, dopo aver verificato l’impianto;
- installare un gestore dei carichi, che stacca temporaneamente altri apparecchi quando il piano lavora al massimo.
La limitazione di potenza
Molti piani a induzione hanno una funzione, chiamata in modi diversi dai produttori (gestione della potenza, power management, limitazione dei kW), che permette di impostare un limite all’assorbimento complessivo, per esempio 2,8 o 3,5 kW.
Il piano funziona normalmente, ma quando si superano i limiti riduce automaticamente la potenza delle zone. Si perde un po’ di rapidità nelle cotture più impegnative, ma si convive con un contratto da 3 kW.
L’impostazione si fa in genere al momento dell’installazione, seguendo il manuale. Chi installa il piano dovrebbe chiedere quale potenza impostare.
Verifica 2: la linea
Qui si concentra la maggior parte dei problemi.
Perché la presa della vecchia cucina non basta
Le cucine a gas avevano bisogno di corrente solo per l’accensione elettronica e, a volte, per la luce del forno. La presa dietro la cucina era quindi pensata per carichi minimi, spesso collegata alla stessa linea delle altre prese della cucina, a volte con cavi di sezione ridotta.
Collegare a quella presa un apparecchio da 7 kW significa sovraccaricare la linea: nel migliore dei casi scatta il magnetotermico; nel peggiore, la presa e i cavi scaldano senza che nessuna protezione intervenga (presa che scalda).
La linea dedicata
Il piano a induzione va alimentato con una linea dedicata che parte dal quadro elettrico, con:
- cavo di sezione adeguata alla potenza indicata dal produttore e alla lunghezza della linea;
- magnetotermico coordinato con la sezione del cavo;
- differenziale del tipo adatto;
- punto di collegamento idoneo: per le potenze più elevate, di norma una scatola di collegamento con morsetti o una presa di portata adeguata, secondo le indicazioni del produttore.
Molti piani a induzione sono venduti senza spina, proprio perché vanno collegati in modo fisso. Alcuni modelli prevedono schemi di collegamento diversi (monofase, a due fasi, trifase): nelle case con alimentazione monofase si usa lo schema monofase indicato nel manuale.
Verifica 3: il differenziale
I piani a induzione contengono elettronica di potenza. In caso di guasto, le correnti di dispersione possono avere forme che i vecchi differenziali di tipo AC non rilevano correttamente.
I produttori indicano nel manuale il tipo di differenziale consigliato; in molti casi è opportuno un differenziale di tipo A o superiore. Inoltre, i filtri elettronici del piano producono piccole correnti di dispersione fisiologiche, che si sommano a quelle degli altri apparecchi: una linea dedicata con un differenziale proprio, o almeno una buona suddivisione dei circuiti, evita scatti intempestivi (magnetotermico e differenziale).
Verifica 4: quadro e montante
Se l’inserimento del piano a induzione comporta un aumento di potenza, bisogna guardare anche a monte:
- il quadro ha spazio per una nuova linea e protezioni adeguate?
- la linea montante tra contatore e quadro è dimensionata per la nuova potenza?
- l’interruttore generale è coerente con la potenza del contratto?
In un impianto datato, il piano a induzione può essere l’occasione per rinnovare il quadro (quadro elettrico vecchio).
Come si svolge il lavoro, in pratica
Per chi sta pianificando il passaggio all’induzione, ecco la sequenza tipica, dall’idea al primo piatto cucinato.
- Sopralluogo dell’elettricista, prima dell’acquisto: verifica di quadro, montante, potenza del contratto, percorso possibile per la nuova linea.
- Scelta del piano, tenendo conto delle indicazioni ricevute: potenza massima, possibilità di limitazione, tipo di collegamento richiesto dal produttore.
- Eventuale richiesta di aumento di potenza al venditore di energia, se necessaria, con qualche giorno di anticipo.
- Realizzazione della linea dedicata: posa del cavo dal quadro alla cucina, in tubazioni esistenti se possibile, in canalina o con nuove tracce se necessario; installazione delle protezioni nel quadro.
- Messa in sicurezza dell’allacciamento del gas del vecchio piano cottura, da parte di un’impresa abilitata.
- Installazione del piano nel top della cucina, rispettando gli spazi di aerazione indicati dal produttore.
- Collegamento elettrico secondo lo schema del manuale e impostazione della limitazione di potenza, se prevista.
- Prove di funzionamento con più zone accese insieme, verificando che non intervengano protezioni né il contatore.
- Rilascio della documentazione relativa alla nuova linea.
Coordinare l’elettricista con chi installa la cucina, e con l’impresa per il gas, evita la situazione più comune: il piano nuovo montato nel top e nessuna linea pronta per alimentarlo.
Il gas va chiuso correttamente
Passando all’induzione, la vecchia alimentazione del gas del piano cottura va messa in sicurezza: il punto di allacciamento deve essere chiuso e sigillato a regola d’arte da un’impresa abilitata per gli impianti gas. Non basta chiudere il rubinetto e lasciare il tubo.
Se il gas resta in casa per la caldaia, il resto dell’impianto deve continuare a rispettare i requisiti previsti; se invece la casa diventa tutta elettrica, si può valutare la chiusura della fornitura.
Pentole e altri dettagli pratici
Non riguarda l’impianto elettrico, ma è la prima sorpresa di chi passa all’induzione: servono pentole con fondo ferromagnetico. Un modo semplice per verificarlo è avvicinare una calamita al fondo: se aderisce bene, la pentola è compatibile.
Altri dettagli:
- distanza dal forno e aerazione del mobile, secondo le istruzioni del produttore;
- compatibilità con piani con cappa integrata, che richiedono spazi e scarichi dedicati;
- portatori di dispositivi medici impiantati (per esempio pacemaker) devono seguire le indicazioni del produttore del piano e del proprio medico sulla distanza di sicurezza.
Le situazioni che vediamo più spesso
La presa del gas. Piano a induzione collegato con una spina alla presa della vecchia cucina. Funzionava, ma dopo pochi mesi la presa era annerita. Linea dedicata e collegamento con morsetti.
Il contratto da 3 kW. Distacchi a ogni cena. Limitazione della potenza del piano a 3,5 kW e scaldabagno spostato su fascia notturna con timer: nessun aumento di contratto necessario.
Il differenziale AC. Scatti del salvavita casuali durante la cottura. Differenziale datato di tipo AC, condiviso con metà casa. Linea dedicata con differenziale di tipo adeguato.
La casa tutta elettrica. Induzione, pompa di calore e scaldabagno a pompa di calore. Aumento a 6 kW, nuovo quadro con più circuiti e montante adeguata.
Come richiedere un preventivo
Ogni casa è diversa: per questo preferiamo capire bene il problema prima di parlare di costi. Chiamaci o scrivici su WhatsApp, anche con una foto, e ti indichiamo l’intervento più adatto.
Gli interventi più richiesti in questi casi:
- Verifica impianto e carichi
- Linea dedicata per piano a induzione
- Collegamento e configurazione del piano
- Sostituzione differenziale con tipo adeguato
- Gestore dei carichi
- Messa in sicurezza allacciamento gas (impresa abilitata)
Per approfondire il servizio: preventivo elettricista.
Domande frequenti
Posso collegare il piano a induzione a una presa normale?
Dipende dalla potenza e dalle indicazioni del produttore. In generale, per le potenze tipiche dei piani a 3-4 zone serve una linea dedicata con un collegamento adeguato, non una presa comune.
Con 3 kW posso usare un piano a induzione?
Sì, limitando la potenza del piano e facendo attenzione a non sovrapporre altri carichi importanti. Se i distacchi sono frequenti, si valuta l’aumento di potenza.
L’induzione consuma più del gas?
Consuma energia elettrica anziché gas, con un rendimento molto elevato. Il confronto economico dipende dai prezzi di luce e gas e dalle abitudini di cottura.
Serve la dichiarazione di conformità per la nuova linea?
La realizzazione di una nuova linea è un intervento sull’impianto per cui l’impresa abilitata rilascia la dichiarazione di conformità prevista.
Il piano a induzione fa scattare il salvavita: è rotto?
Non necessariamente: può dipendere dal tipo di differenziale, dalla somma di correnti di dispersione o da un collegamento non corretto. Serve una verifica.
Quanto tempo serve per preparare l’impianto?
Una linea dedicata in un appartamento richiede in genere da mezza giornata a una giornata, a seconda del percorso e delle eventuali opere murarie.
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