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La dichiarazione di rispondenza (DiRi) è il documento che può sostituire la dichiarazione di conformità per gli impianti realizzati prima del 27 marzo 2008, quando la dichiarazione originale non è stata prodotta o non è più reperibile. Viene rilasciata, dopo sopralluogo e verifiche, da un professionista iscritto all’albo con esperienza nel settore o, per gli impianti non soggetti a progetto obbligatorio, dal responsabile tecnico di un’impresa abilitata con almeno cinque anni di esperienza. Se l’impianto non è in regola, prima vanno eseguiti gli interventi necessari.
Quando si parla di "certificazione dell’impianto elettrico", si fa spesso confusione tra documenti diversi. Capire la differenza aiuta a chiedere la cosa giusta, al professionista giusto.
Dichiarazione di conformità e dichiarazione di rispondenza
La dichiarazione di conformità (DiCo)
È il documento che l’impresa installatrice abilitata rilascia al termine dei lavori su un impianto: nuova installazione, trasformazione, ampliamento. Attesta che l’impianto è stato realizzato a regola d’arte, secondo le norme vigenti, e comprende allegati come la relazione dei materiali, gli schemi e, dove previsto, il progetto.
La DiCo nasce con il lavoro: non si può rilasciare anni dopo, per un impianto fatto da altri.
La dichiarazione di rispondenza (DiRi)
È stata introdotta dal regolamento sugli impianti negli edifici del 2008 proprio per risolvere un problema molto diffuso: gli impianti realizzati prima dell’entrata in vigore del regolamento, per i quali la dichiarazione di conformità non è mai stata prodotta o è andata persa.
Per questi impianti, la DiCo può essere sostituita da una DiRi, rilasciata dopo un sopralluogo e le verifiche necessarie.
A quali impianti si applica
- Impianti realizzati prima del 27 marzo 2008.
- Impianti per i quali la dichiarazione di conformità non è stata prodotta o non è reperibile.
Riguarda gli impianti elettrici, ma anche le altre tipologie di impianti disciplinate dal regolamento: idrico-sanitari, termici, gas, e così via. Qui ci concentriamo sull’impianto elettrico.
Per gli impianti realizzati dopo il 2008, invece, la dichiarazione di conformità doveva essere rilasciata: se manca, la DiRi non è lo strumento previsto, e la situazione va valutata con un tecnico.
Chi può rilasciarla
La normativa individua due figure:
- un professionista iscritto all’albo professionale per le specifiche competenze tecniche richieste, che abbia esercitato la professione per almeno cinque anni nel settore impiantistico a cui si riferisce la dichiarazione;
- per gli impianti non soggetti a progettazione obbligatoria da parte di un professionista, anche un soggetto che ricopre da almeno cinque anni il ruolo di responsabile tecnico di un’impresa abilitata nel settore.
Per un normale appartamento, l’impianto elettrico è spesso sotto le soglie che rendono obbligatorio il progetto di un professionista: in questi casi può rilasciare la DiRi anche il responsabile tecnico di un’impresa abilitata con i requisiti di esperienza richiesti. Per impianti più grandi o per destinazioni particolari, serve il professionista.
Come si svolge
1. Il sopralluogo
Il tecnico esamina l’impianto nel suo complesso:
- quadro elettrico e protezioni;
- differenziale e sua efficienza;
- impianto di terra e conduttori di protezione;
- prese, punti luce e comandi;
- stato dei cavi, per quanto ispezionabile;
- locali particolari, come il bagno;
- collegamenti equipotenziali, dove richiesti.
2. Le verifiche strumentali
Non basta guardare. Le verifiche tipiche comprendono:
- continuità dei conduttori di protezione;
- resistenza di isolamento delle linee;
- prova dei differenziali, con misura di corrente e tempo di intervento;
- misura relativa all’impianto di terra o all’anello di guasto, secondo il sistema di distribuzione;
- verifica del coordinamento tra cavi e protezioni.
3. L’esito
Se l’impianto rispetta i requisiti di sicurezza richiesti, il tecnico redige la dichiarazione di rispondenza, con la descrizione dell’impianto e l’esito delle verifiche.
Se emergono carenze, la DiRi non può essere rilasciata così com’è. Il tecnico indica gli interventi necessari: per esempio l’installazione di un differenziale, il ripristino della terra, la sostituzione di prese o di tratti di linea. Una volta eseguiti (con la relativa dichiarazione di conformità per i lavori, quando prevista) si può procedere.
Quando serve, in pratica
Compravendita
Non esiste, in via generale, l’obbligo di allegare all’atto di compravendita le dichiarazioni sugli impianti. Tuttavia:
- l’acquirente ha interesse a conoscere lo stato degli impianti;
- nell’atto le parti possono inserire garanzie o dichiarazioni specifiche sugli impianti;
- la presenza di documentazione può incidere sulla trattativa e sul prezzo.
Per questo molti venditori scelgono di far redigere una DiRi, o almeno una verifica, prima della vendita (comprare casa usata: impianti).
Locazione
Anche nelle locazioni la documentazione sugli impianti è un elemento di trasparenza e di tutela, soprattutto per il proprietario, che risponde della sicurezza degli impianti forniti.
Allacciamenti e forniture
In alcune situazioni (riattivazione di utenze, aumenti di potenza, nuovi allacciamenti) i distributori o i venditori possono richiedere documentazione sull’impianto. Le richieste dipendono dal tipo di fornitura e dalle procedure del gestore.
Agibilità e pratiche edilizie
Per alcune pratiche edilizie e per l’agibilità degli immobili, può essere richiesta documentazione sugli impianti.
Lavori e ampliamenti
Chi deve ampliare un impianto esistente senza documentazione (per esempio aggiungendo una linea per il piano a induzione) può aver bisogno di conoscere lo stato dell’impianto di partenza: una verifica di rispondenza è spesso il primo passo.
Ambienti di lavoro e attività
Per negozi, uffici e attività con dipendenti, la documentazione degli impianti e le verifiche periodiche previste dalle norme sulla sicurezza sul lavoro sono ancora più importanti (certificazione impianto).
Quali requisiti vengono verificati, in concreto
Chi rilascia la dichiarazione di rispondenza verifica che l’impianto soddisfi i requisiti di sicurezza richiesti. Per gli impianti elettrici delle abitazioni, i punti su cui si concentra l’attenzione sono di solito questi.
Protezione contro i contatti indiretti. È la protezione che interviene quando una parte metallica va in tensione per un guasto: si basa sulla combinazione tra impianto di terra e differenziale. Un impianto senza terra o senza differenziale efficiente difficilmente può essere considerato rispondente.
Protezione contro sovraccarichi e cortocircuiti. Ogni linea deve essere protetta da dispositivi coordinati con la sezione dei cavi. Magnetotermici di taglia eccessiva rispetto ai cavi sono una delle carenze più frequenti.
Sezionamento. Deve essere possibile togliere tensione all’impianto con un dispositivo di sezionamento generale.
Protezione contro i contatti diretti. Nessuna parte in tensione deve essere accessibile: quadri senza copertura, scatole senza coperchio, prese danneggiate.
Condizioni dei componenti. Prese, interruttori, cavi e apparecchiature devono essere in condizioni tali da garantire la sicurezza: isolanti integri, nessun segno di surriscaldamento.
Locali particolari. Nei bagni, per esempio, si verificano posizione di prese e apparecchi rispetto a vasche e docce e, dove richiesti, i collegamenti equipotenziali.
Le verifiche si concludono con le misure strumentali descritte sopra, che danno una base oggettiva alla dichiarazione. Per questo la DiRi non può essere redatta "a vista", senza sopralluogo e strumenti.
Cosa non è la DiRi
- Non è una "sanatoria" che trasforma un impianto pericoloso in un impianto a norma: se l’impianto non è sicuro, va adeguato.
- Non sostituisce la dichiarazione di conformità per i lavori eseguiti dopo il 2008.
- Non è un documento eterno: fotografa l’impianto in un momento preciso. Se nel tempo l’impianto viene modificato, servono le relative dichiarazioni.
- Non è una semplice firma: richiede sopralluogo e verifiche.
Le situazioni che vediamo più spesso
La vendita bloccata. Acquirente che chiede documentazione sugli impianti, venditore che non ha nulla: impianto degli anni ’80. Verifica, installazione di un differenziale adeguato e ripristino di alcune prese senza terra, poi DiRi.
L’impianto "a posto". Proprietario convinto di avere un impianto in regola perché "le prese sono nuove". Le prese Schuko erano state cambiate, ma i contatti di terra non erano collegati. La DiRi è stata rilasciata solo dopo il ripristino dei conduttori di protezione (messa a terra).
La dichiarazione ritrovata. Richiesta di DiRi per un impianto rifatto nel 2010. Consultando l’impresa che aveva eseguito i lavori, è stata recuperata la copia della dichiarazione di conformità originale: nessuna DiRi necessaria.
Il negozio. Subentro in un’attività con impianto datato. Verifica di rispondenza e adeguamento del quadro prima dell’apertura.
Preventivo: come funziona
Il costo dipende dalla dimensione dell’impianto, dal numero di linee e dalla complessità delle verifiche. Gli eventuali adeguamenti si preventivano a parte, dopo il sopralluogo.
Il preventivo dipende dal tipo di lavoro e dalle condizioni che il tecnico trova sul posto. Descrivici la situazione al telefono o su WhatsApp e ti diciamo cosa prevedere.
Tra i lavori che eseguiamo più spesso per questo problema:
- Sopralluogo e verifiche per DiRi (appartamento)
- DiRi per locali commerciali o impianti complessi
- Adeguamenti necessari prima del rilascio
Domande frequenti
La DiRi è obbligatoria per vendere casa?
In via generale non è obbligatorio allegarla all’atto, ma le parti possono concordare garanzie sugli impianti. Avere la documentazione facilita la vendita.
Posso ottenere la DiRi per un impianto fatto nel 2012?
No: per gli impianti realizzati dopo il 27 marzo 2008 doveva essere rilasciata la dichiarazione di conformità. Prova a richiederne copia all’impresa installatrice o al comune, se depositata.
Quanto tempo serve?
Il sopralluogo con verifiche richiede in genere da una a qualche ora per un appartamento; la redazione del documento segue in pochi giorni, se non servono adeguamenti.
Se l’impianto non passa la verifica, cosa succede?
Il tecnico indica gli interventi necessari. Dopo averli eseguiti, si può procedere con la dichiarazione.
La DiRi vale anche per l’impianto del condominio?
Le parti comuni hanno impianti propri, con documentazione a carico del condominio. La DiRi dell’appartamento riguarda l’impianto dell’unità.
Dove posso trovare la vecchia dichiarazione di conformità?
Presso l’impresa installatrice, tra i documenti consegnati alla fine dei lavori, e, in alcuni casi, tra le pratiche depositate presso il comune o gli enti competenti.
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